Kemal Demir era davvero un “picciriddu spertu”, Turiddu lo aveva incontrato al suo arrivo a Catania.

Bazzicava alla Civita, e lo trovavi ogni mattina agli Archi della Marina a vendere “u mauru” con sale e limone, una prelibatezza che purtroppo in giro oggi non si trova più.

Avrà avuto tredici anni al massimo, due occhi scurissimi e la pelle ambrata. Aveva una testa piena di riccioli neri e un’intelligenza fuori dal comune. “Faceva le scarpe” a chiunque.

Cumpari Turiddu aveva davvero simpatia per questo ragazzetto spigliato che parlava in dialetto, si arrampicava come una scimmietta e non voleva andare a scuola.

Kemal delle sue origini sapeva poco e niente, arrivato in Italia a due anni, non ricordava nulla della Turchia e sapeva solo di essere nato ad Adana.

Una cosa però gli era stata insegnata a mangiare “da turco”, sua madre preparava dei kebab, dei meze e dei baklava che non avevano rivali.

Oggi Kemal vive a Londra. Alla fine (anche se svogliatamente) la scuola l’ha finita, ed è partito per andare a cercare fortuna.

La madre vive ancora alla Civita e ogni tanto prepara dei kadaif per Cumpari Turiddu che la va a trovare.

Inutile negare che Turiddu pensasse proprio al piccolo Demir quando ha preparato per la prima volta il suo “Ke Spert”, una versione siciliana del Kebab turco.

Straccetti di carne di manzo, asino e suino nero dei Nebrodi rosolati e cotti a bassa temperatura accompagnati da una purea di ceci. Un antipasto multietnico, da poco rientrato in menù, perfetto per aprire i vostri pranzi invernali!