La festa della Befana per Cumpari Turiddu è stata una “scoperta” relativamente recente. Negli Stati Uniti non si festeggiava affatto e si andava a scuola regolarmente. Per cui, prima di tornare in Sicilia, per Turiddu non era una vera e propria festa.

Solo alcune famiglie ad Elizabeth Street seguivano le tradizioni della Dodicesima notte.

La nonna aveva raccontato al piccolo Turiddu che i dodici giorni che vanno da Natale al 6 gennaio erano magici e che proprio nella dodicesima notte accadevano prodigi di ogni sorta: gli animali iniziavano a parlare (ma guai a raccontare i loro discorsi!), le lenzuola si trasformavano in lasagne e l’acqua in vino e oro. Perfino i morti tornavano sulla terra ma solo per impastare insieme ai loro cari il pane dell’Epifania.

Di questo pane c’erano 200 ricette e varianti: i Ferrero, fedeli alla tradizione piemontese, preparavano una focaccia a lunga lievitazione all’interno della quale inserivano una moneta come portafortuna per chi l’avesse trovata.

I Ballarin, invece, da buoni veneti impastavano la “pinsa de la marantega”, un pane dolce poco lievitato a base di farina mista (bianca e gialla), grappa, fichi secchi, uvetta, pinoli e arance candite.

I Mantovani poi lasciavano la notte tra il 5 e il 6 sul davanzale un piatto con un mandarino e un bicchiere di vino e accanto un lume acceso. La mattina nelle scarpe poste ai piedi del letto per i bambini buoni apparivano dolci, frutta secca e piccoli giocattoli; cenere e carbone, invece, per quelli monelli.

In Sicilia, invece, si festeggia con i Buccellati, dolci di antica tradizione a forma di biscotto o ciambella ripieni di fichi secchi, uva passa e mandorle ricoperti di glassa.

Insomma da qualunque lato la si guardi la festa della Befana è un tripudio di dolci, e visto che “tutte le feste si porta via” non esiste un buon motivo per non festeggiarla. Alla fine la dieta si inizia sempre di lunedì!