Di ritorno dai pomeriggi trascorsi alla Federazione Italo americana del Queens e Brooklyn, dopo estenuanti partite di pallone, Cumpari Turiddu non vedeva l’ora di tornare a casa. Là avrebbe trovato ad attenderlo il sorriso caldo della nonna e una merenda morbida e delicata.

La nonna la preparava con pochi bianchissimi ingredienti: latte, amido, mandorle (di cui tre amare), panna, zucchero e poi colla di pesce, scorzette di limone e una spolverata di cannella. U’ bbiancumanciari. Per Turiddu non era mai abbastanza.

Questo delizioso dolce al cucchiaio che profuma di Sicilia ha una tradizione molto antica e non c’è famiglia che non lo conosca. È una ricetta, infatti, di origine araba che si è diffusa nelle corti medievali tra il XVIII e il XIV secolo.

Il biancomangiare è conosciuto anche in Francia, dove è chiamato blanc manger, e in Sardegna, dove è, invece, il papai-biancu. In entrambe queste zone è considerata una ricetta tradizionale.

Inizialmente esisteva anche una versione salata con petti di pollo cotti e tagliati a filetti, farina di riso stemperata in latte di capra o di mandorle e lardo bianco. Essenziale era che tutti gli ingredienti fossero di questo colore candido, simbolo di luce e purezza.

La fama di questa ricetta è, però, da attribuirsi alla Grancontessa Matilde di Canossa che lo fece preparare per il banchetto organizzato per la riconciliazione fra il Papa Gregorio VII e l’Imperatore Enrico IV.

Secondo la tradizione, infatti, si mangiò per un’intera notte e ci furono più di venti portate. La prima portata fu una zuppa di ceci calda, alla quale seguirono due arrosti di bue aromatizzati alle erbe, e ancora selvaggina di vario tipo e perfino un cinghiale. Si tramanda, inoltre, che fu servito un vitello arrosto intero che conteneva nel suo ventre pernici e fagiani. Ma quello che più stupì fu un piatto raffinatissimo e delicato: il biancomangiare per l’appunto.

Molto particolare è la versione di questo dolce tramandata nell’antica contea di Modica, dove al posto del latte vaccino si usa quello di mandorle, e che prevede, oltre al limone e la cannella, anche il miele.

Anche Me Cumpari Turiddu ha una sua personalissima variante, un vero e proprio evergreen del suo menù stagionale. Vi sfidiamo a scoprire se trae ispirazione dalla ricetta ragusana o meno.